Il coraggio delle donne: nella vita e nella scienza


C’era una volta….

così iniziano tutte le favole e i racconti di avventura più emozionanti. Ma questa non è una favola, sono le storia vissute di due ragazze semplici, straordinarie e coraggiose nel loro essere "ragazze della porta accanto". Due storie che ho nel cuore.


Tutte e due le avventure prendono vita nel mio "famoso ufficio". Come puoi immaginare, infatti, il mio non è di certo un ufficio anonimo: farfalle, minerali, conchiglie e fiori ovunque! C'è addirittura una bellissima lampada di sale!

E tutte e due partono da una tesi: in genere mandavo, e mando tutt’ora, gli studenti in tesi all’estero presso università gemellate oppure in aziende o in laboratori privati con cui collaboro da anni, così da favorire qui famosi sei mesi di lavoro.



La prima storia che voglio raccontarti ha come protagonista Giovanna, una ragazza bellissima biondissima occhi azzurri, che tanti anni fa varcò la soglia del mio ufficio e mi chiese quali proposte di tesi avessi. Parlammo, parlammo, parlammo fino a che non decise di andare in una delle mie sedi all’estero, a Budapest (bhè... sì, scelgo sempre città meravigliose come Budapest, Parigi, Coimbra, Dublino, Barcellona ecc..! Perché mi metto dei panni degli studenti e, se dovessi scegliere io, mi piacerebbe andare in un posto meraviglioso dove la bellezza è presente ovunque… ma questo è un altro discorso).

Giovanna, seduta sulla sedia difronte a me, con quei capelli bellissimi biondissimi mi faceva tante domande: la sede, quale sarebbe stata la sua tesi, quale l’università a Budapest e tanto altro ancora. Alla fine delle milioni di domande mi disse “Ma non mi chiede la media dei voti per prendermi in tesi?” .

E io risposi: “Perché dovrei? Siete voi che scegliete di fare la tesi, sarà lei la responsabile di sé stessa io posso solo aiutarla contattare la mia sede, organizzare il suo percorso scientifico, correggerle la tesi e portarla alla laurea il giorno della sua laurea. Perché me lo chiede?”.


(Solo come nota di chiarezza: ho l'abitudine di dare sempre del lei agli studenti per cercare di mettere un filtro tra me e loro, ma in realtà il filtro è solo nella parola “Lei” perché, per il resto, il filtro scompare come la nebbia dissolta dal sole!)


Lei mi rispose: “Perché pensavo che volesse sapere se ero brava oppure no”. Ed io “Dai voti?? No! Sarà lei a dimostrare il suo valore quando sarà là da sola a Budapest non i suoi voti, sarà lei che dovrà essere indipendente là e che dovrà fare ricerca in autonomia, lei dimostrerà il suo valore, non i suoi voti”.

E così fece: bravissima, una grande lavoratrice, tanto i colleghi mi fecero i complimenti.


Finito qua? No.. poco prima della laurea mi raccontò che, proprio a causa di quei famosi voti a cui teneva così tanto, era andata in forte depressione fino farsi del male.. ma tirando fuori il suo coraggio e credendo nel suo valore... ora era ne uscita.

Dopo un anno dalla laurea mi richiamò felicissima per informarmi che era la responsabile dei gas salva vita per una azienda (quei gas così indispensabili per il momento attuale!). E mi richiamò ancora per un consiglio quando decise di cambiare il lavoro ed ora è una manager in una importantissima azienda farmaceutica. Quella volta, con voce emozionata mi disse “Sa Prof, tengo anche dei corsi e parlo di lei... perché lei è l’unica che mi ha dato fiducia... ha avuto fiducia in me e mi ha incoraggiata!”.



In questa seconda storia che sto per raccontarti, così simile per coraggio, ma così diversa come avventura... ti presento Giada! Voleva fare la tesi nella nostra sede universitaria di Parigi.... le diedi fiducia e così fece! Giada era bravissima e socievole: si fece adorare anche dai colleghi francesi... finché un giorno sparì.

Passarono i mesi: due mesi, tre mesi, sei mesi, un anno e di lei nessuna traccia. Mi riscrissero da Parigi ancora una volta per chiedermi se si era laureata, ma nulla nessuna notizia. Io le avevo scritto diverse volte senza ottenere risposta: non rispondeva più né a me né al gruppo di Parigi.


Un giorno, dopo esattamente un anno dal suo rientro in Italia, comparve di nuovo nel mio ufficio.

Giada si sedette sulla sedia di fronte a me. Aveva una faccia tristissima e tirata. Così per tirarla su di morale le dissi: “Ha un diamante al dito meraviglioso grandissimo, chi glielo ha regalato ci tiene molto a lei”.

Lei mi disse: “Le devo dire una cosa molto triste. Non ho finito gli esami ed è da un anno che non ne faccio uno... non so se mi laureerò mai sono venuta ad avvisarla perché la tesi è pronta, lei mi ha mandato a Parigi e volevo avvisarla”.

D’istinto risposi: “Che problema c’è con gli esami? Non è un problema, lei si prenda i suoi tempi si rilassi”. Giada era agitatissima, così continuai: “Se occorre più tempo non importa, ma punti al suo obiettivo, dimostri a sé stessa il suo valore!! Lei lo deve dimostrare a sé stessa non a me io la posso solo aiutare”.